lunedì 30 maggio 2011

La beffa del vitalizio agli artisti "Dimostrate di non essere morti"

Da Ledda a Ceronetti, scatta l'obbligo di esibire ogni mese un certificato
L'autore di "Padre padrone": "Costretto a fornire la prova della mia esistenza in vita"
Una quindicina oggi in Italia gli aventi diritto all'assegno istituito dalla legge Bacchelli

PIER GIORGIO PINNA
SILIGO - Per continuare a ricevere l'assegno previsto dalla legge Bacchelli, Gavino Ledda - l'autore di "Padre padrone" - ogni mese sarà obbligato a provare di non essere morto. Lo dovrà dimostrare inoltrando "un certificato di esistenza in vita". Tutto per disposizione della presidenza del Consiglio dei ministri che eroga il riconoscimento. Alle nuove procedure saranno tenuti ad attenersi pure gli altri scrittori, attori e cantanti indigenti, una quindicina in tutt'Italia, ammessi al riconoscimento "perché si sono distinti nel mondo della cultura dando lustro alla nazione".
"È terribile, ma è ciò che pretendono", commenta con rabbia lo scrittore di Siligo, paesino nel centronord della Sardegna. Ledda è appena tornato da Roma dopo aver preso parte alla prima (e ultima) trasmissione tv di Vittorio Sgarbi. "Questa non è l'Italia che conosco - prosegue - È tutta colpa di una burocrazia cieca, indegna di uno Stato democratico: non posso passare il resto dei miei giorni a contare quel che mi resta ancora da vivere".
Nella lettera ricevuta dall'autore e inviata il 5 maggio scorso dalla prefettura di Sassari si può leggere testualmente: "Ai fini della liquidazione, la Signoria Vostra dovrà trasmettere a questa prefettura, con cadenza mensile, il certificato di esistenza in vita, con l'avvertenza che in caso di mancata trasmissione la presidenza del Consiglio dei ministri non emetterà il previsto assegno. Si resta in attesa di urgente risposta".
Continua ...

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